|
|
| |
|
08 Settembre 2010
IL
CENTROSINISTRA NON DEVE PUNTARE SU FINI
Ringraziare
Fini per la fine di Berlusconi (non del berlusconismo) dovrebbe
essere umiliante per il centrosinistra che non è stato
in grado, sino ad oggi, di impostare un progetto politico capace
di confrontarsi con il centrodestra sottraendogli consensi. Solo
l’on. Di Pietro è da mesi che predica la necessità
di individuare gli elementi condivisibili e unificanti per poter
avviare un piano di lavoro che sappia portare alla responsabilità
del Governo del Paese e chi dovrebbe ascoltarlo nicchia e rivolge
le sue attenzioni ad altri che sono l’antitesi dei fondamentali
che riguardano le necessità dei lavoratori. Riportare
soldi nelle tasche dei milioni di lavoratori italiani è
un principio di cui il centrosinistra dovrebbe essere il riferimento
ed al posto di mobilitarsi nei vari ambiti di lavoro, dove sarebbe
obbligatoria la sua costante presenza, organizza tavoli e incontri
accademici dove si parla della malattia ma non della cura. Ridare
ossigeno alle imprese artigianali che oggi sono abbandonate a
loro stesse è un impegno che il centrosinistra dovrebbe
ritenere prioritario e la sua risposta è una tiepida solidarietà
appiattita sulle volontà dell’ alta finanza dove
gli speculatori arricchiscono sempre di più impoverendo,
con tassi assurdi, chi lavora 15 ore al giorno e anche di più.
Pretendere
una scuola di alta qualità per tutti dovrebbe essere la
punta di diamante del centrosinistra e al posto di entrare nelle
scuole per ascoltare le esigenze di chi nella scuola ci lavora
e ci studia si contesta le scelte degli altri senza proporne di
alternative. Non è possibile che l’Italia investa
nella scuola solo il 4,5% del Pil posizionandosi al penultimo
posto dei paesi dell’OCSE che hanno una media del 5,7% per
poi senttirsi dire che non ci sono soldi per i precari nel più
totale silenzio assenso del centrosinistra. Mettere
regole ferree per il ripristino di un’economia sana dove
“i furbetti di quartiere” devono pagare più
di un onesto lavoratore e non viceversa è un dovere del
centrosinistra che oggi sembra spaventato dalle reazioni che possono
derivare da decisioni di questo tipo. Riportare
il debito pubblico a proporzioni più equilibrate in modo
che si chiuda una volta per sempre la politica degli sprechi a
fini clientelari, che gratificano pochi privilegiati sottraendo
risorse dalle tasche dei cittadini onesti e lavoratori, non può
non essere una pregiudiziale del centrosinistra che sembra essersene
dimenticato in questi periodi in cui il debito continua a lievitare
senza sosta con la conseguenza di un aumento degli interessi che
vengono sottratti dalle tasche dei cittadini già in difficoltà.
Mettere
la parola fine a strategie di coalizioni che garantisco solo posizioni
di rendita è un obbligo di chi oggi si trova nel centrosinistra
e lavorare per assumere un’identità precisa e ben
definita è un imperativo improrogabile; i partiti del centrosinistra
hanno sufficienti nuove risorse da valorizzare al loro interno
senza bisogno di cercarle altrove e con queste comincino a preparare
le prospettive per assumere le responsabilità di governo
senza perdere ulterioriore tempo.
|
|
25 Agosto 2010
UN TRIDENTE PER FAR RIPARTIRE IL CENTROSINISTRA
Il tridente Di Pietro, Marino, Vendola è la carta
da giocare per un centrosinistra che intenda rinnovarsi e vincere
le elezioni. L’elettorato di centrosinistra che oggi si astiene
dal voto avrebbe una valida motivazione per ritornare alle urne
e ritrovare lo spirito combattivo che sembrava essersi esaurito
in questi ultimi anni. Il
premier del centrodestra e la sua coalizione, dopo gli ultimi eventi,
si sono ridimensionati e finalmente si può pensare ad un
confronto, veramente democratico, fondato sulle idee. Inutile
perdere tempo in primarie per la determinazione del Leader che,
sino ad oggi, si sono dimostrate un boomerang in quanto hanno prodotto
divisioni e malumori ma non hanno portato
ad un reale e costruttivo rapporto di collaborazione; meglio il
riscontro oggettivo dato dai risultati delle urne che rispecchia
la volontà reale degli elettori. Il
progetto politico non può più fermarsi alla sola competizione
elettorale ma deve andare oltre e prevedere la costruzione di una
coalizione che nella sintesi delle idee sa trovare i suoi stimoli
per arrivare a definire una reale opposizione con un programma politico
alternativo e con visioni politiche realmente riformiste. Il
programma politico di governo deve affrontare i problemi reali del
paese e non può più essere un compromesso fra le esigenza
delle varie lobby che sostengono i diversi partiti o, peggio, i
loro capipopolo; oggi le due priorità assolute sono il lavoro
e il debito pubblico, da cui un Governo
responsabile non può e non deve prescindere e pertanto è
su questi punti che si deve lavorare cercando soluzioni definitive
e non azioni tampone come solito fare l’attuale governo. I
presupposti per un centrosinistra nuovo, vitale e produttivo non
mancano; ora bisogna verificare se c’è la volontà
ad applicarli o si preferisce vivere sulla rendita di posizioni
che avvantaggiano i pochi privilegiati che da decenni calcano la
scena politica indisturbati.
|
|
14 Agosto 2010
ELEZIONI SI ELEZIONI NO
Oggi l’Italia non è governata, il centrodestra è
troppo impegnato a risolvere i suoi problemi interni e i problemi
personali del suo Leader e il centrosinistra è troppo impegnato
ad aspettare cosa farà il centrodestra. Una situazione insostenibile
nella quale c’è una totale dissociazione fra le esigenze
del paese reale e la politica. In un momento dove albeggia una ripresina
economica, dove si preannuncia un autunno denso di rivendicazioni
dei lavoratori, dove la scuola è in fermento, dove i nodi
sui conti della sanità arriveranno al pettine, dove i buchi
di bilancio delle amministrazioni locali verranno alla ribalta è
fondamentale avere un Governo in grado di fronteggiare tutte queste
situazioni.
Si apre un dilemma fra elezioni si o elezioni no che è legittima
ma che non può prescindere dal fatto che una reale maggioranza
di centrodestra non esiste più e che imporla porterebbe ad
un rapporto conflittuale che genererebbe solamente perdite di tempo
di cui il Paese non ha bisogno e non può permettersi. Se
guardiamo a sinistra il quadro non è sicuramente più
confortante in quanto la strategia che vuole unire tutti quelli
che sono “contro”, senza un progetto politico che li
includa, è fallimentare solo dalla sua concezione. L’unica
cosa che resta da fare è un governo di transizione che permetta
di preparare tutti i presupposti per un contraddittorio democratico
dove le forze politiche si confrontino su contenuti programmatici
rivolti esclusivamente alla soluzione dei problemi concreti dei
cittadini e ad un progetto che renda innovativo il nostro Paese
nella concezione di uno Stato più vicino ai nuovi corsi storici
che vedono un mondo sempre più poliedrico dove tutte le vecchie
ideologie e terminologie si confondono perdendo di sostanza e a
cui vanno date risposte nuove con chiare e ineludibili indicazioni.
Il centrodestra dovrebbe mettere “in pensione” il suo
attuale Leader per aprire una nuova fase politica dove far emergere
una classe Dirigente che non si coaguli intorno ad una persona ma
intorno ad un progetto politico ed ai dirigenti politici che lo
sostengono. Il centrosinistra deve mettere “in pensione”
la sua attuale nomenclatura selezionando una nuova classe Dirigente,
di cui ci sono tutti i presupposti, per liberarsi da stereotipi
vetusti e arcaici su cui ha vissuto di rendita sino a ieri e che
l’ha fatto allontanare dalla percezione del paese reale costruendo
una base programmatica ad ampio spettro che sappia far confluire
tutte le anime del centrosinistra per portarle fuori dalla parcellizzazione
che, sino ad oggi, ha generato impotenza e incapacità di
confronto con il centrodestra. Il rischio che si corre oggi è
che il vuoto politico generi la necessità di vedere la soluzione
dei problemi nell’ “uomo forte” della “provvidenza”
a cui qualsiasi vero democratico non può che considerarsi
avverso e noi dell’Italia dei Valori, essendo radicalmente
democratici e fedeli alla Costituzione Repubblicana, ci batteremo
affinché ciò non possa avvenire.
|
|
12 Agosto 2010
IL CERCHIOBOTTISMO DEL PD
Il comportamento del PD verrebbe definito, da Indro Montanelli,
cerchiobottismo. Il cerfchiobottismo è una delle principali
cause della totale mancanza di dialettica all’interno di un
partito. Venendo meno l’arte di argomentare si garantisce
la sopravvivenza, in se stessa e su se stessa, della maggioranza
ma non si può mai arrivare alla costruzione e realizzazione
di un nuovo progetto politico. Gli interventi dei Dirigenti del
PD mirano a non sbilanciarsi mai, se protendono verso una tesi che
tende a scontrarsi con l’avversario politico hanno già
pronta la contromossa che va a pianificare il tutto. Un metodo intollerabile
di far politica in quanto per non scontentare nessuno si cerca di
far convivere satana con l’acqua santa ottenendo come risultato
l’immobilismo assoluto. Ovviamente è una strategia
che mira ad acquisire consenso e successo puramente personali ma
non ha fini politici costruttivi e capaci di attivare il riformismo
tanto pubblicizzato ma che manca di tutti i presupposti e contenuti
per la sua realizzazione.
Affermare che la continuità dell’attuale Governo con
un cambiamento di leadership sia la soluzione ottimale per convergere
verso una nuova fase politica è a dir poco grottesca. Da
mesi il PD muove aspre critiche al modo irresponsabile di conduzione
dell’attuale Amministrazione e oggi ne chiede la continuità;
se non né schizofrenia questa in che altro modo si può
definire.
Noi dell’Italia dei Valori con determinazione perseguiamo
il progetto che si debba costruire l’alternativa con l’assunzione
di responsabilità che questo impone; pretendiamo che chi
crede in questo progetto lo faccia in modo definitivo e responsabile
uscendo da qualsiasi ambiguità. Il centrodestra è
in una fase di sfaldamento che non ha precedenti e non ha più
riferimenti certi;
in questo momento, pertanto, è fondamentale che il centrosinistra
trovi, da subito, una leadership condivisa a cui affidare il compito
di riempire di contenuti il contenitore che attualmente è
desolatamente vuoto.
Il momento delle riflessioni è finito ed è iniziato
il momento del fare.
|
|
|
| |

|
| |
|
|
|