11 Maggio 2012
LE CARIATIDI della POLITICA STANNO UCCIDENDO LA POLITICA.
Grillo è un sintomo non la malattia! La malattia sono le dirigenze politiche dei partiti che si scambiano le poltrone ma non vogliono saperne di lasciare il palcoscenico. Occorre una legge che obblighi il cambio della guardia proponendo un termine improcrastinabile. A riprova di quanto detto è il Movimento “5 stelle” che ha presentato una moltitudine di giovani decisi a partecipare in modo attivo alla vita politica mettendoci la loro faccia e assumendosi responsabilità; mentre, nei Partiti tradizionali, i giovani sono messi in panchina in attesa che uno degli oligarchi si accorga di loro. Sicuramente per fare politica e per farla bene non ci si può improvvisare ma bisogna fare un percorso di formazione che permetta di entrare con un bagaglio di competenze che consentano di confrontarsi portando il livello del rapporto alla pari dignità. La scuola politica, che era un’istituzione nei partiti quando erano poveri , oggi, che sono ricchi, non è più di moda in quanto l’unica scuola rimasta è quella di come ci si deve comportare per fare tanti soldi in poco tempo dimostrando, con l’esempio, che tutto il resto è relativo e contingente. Bene fa Grillo ad obbligare i sui adepti a non presentarsi in televisione perché nel confronto con i soloni della politica sarebbero sicuramente messi in difficoltà nel dover sostenere le loro tesi proprio a causa della insufficiente preparazione. Questa impreparazione, che inizialmente può essere interpretata come una virtù, in realtà può diventare un boomerang quando si è messi alla prova in quanto amministrare bene la cosa pubblica è molto complicato particolarmente in un sistema, come quello attuale, dove imperano furbi, faccendieri e imbroglioni. Dalle ultime Amministrative si evince chiaramente l’inadeguatezza dell’attuale classe politica dirigente che per venti anni ha seguito l’agenda politica del “berlusconismo” portando lo scontro politico al livello di “guelfi contro ghibellini” senza preoccuparsi minimamente di pensare ai presupposti da mettere in campo una volta finita l’era Berlusconi. La risultante di questa incapacità è il Movimento 5 stelle.

13 Aprile 2012
La Lega Nord un dilemma tutto italiano.
Nell’ostentato tentativo di far pulizia è sempre più difficile capire cosa si annida dietro i mormorii sconclusionati di Umberto Bossi e cosa accade dietro le nebbie che cercano di proteggere il giovane della famiglia Bossi meglio conosciuto con un lemma ittico. Da più di venti anni la Lega Nord cerca una giustificazione della sua esistenza avvalendosi di figure leggendarie come Alberto da Giussano che si prodigava alla difesa del territorio contro l’esercito imperiale del Barabrossa. Una sorta di William Wallace. Una strumentalizzazione per giustificare un etnonazionalismo che non ha mai prodotto risultati entusiasmanti. La protezione dell’ex Presidente del Consiglio è venuta meno e con lei tutti i privilegi e pertanto si è rotto un meccanismo che aveva permesso ad alcuni ex paladini dell’onestà di attingere alle casse del partito per le spese personali. Al momento gli espulsi sono due ma la lista si allungherà in base alle voci di corridoio che corrono. Dalle tesi sulla supremazia razziale dei nordisti, alla pestilenza dell’immigrazione osannando la mediocrità e ritenendo che la furbizia di chi sa imbrogliare le carte avrebbe preso il sopravvento si è arrivati allo stupore per le malefatte perpetrate in seno all’alcova domestica e quelle dei fedelissimi servitori abbigliati di verde. Non so se Alberto da Giussano, ammesso che sia esistito, approverebbe l’agire di questi suoi autonominati seguaci che con i loro comportamento hanno infangato il suo onore. Per quanto riguarda noi italiani dovremmo riflettere sul fatto che per più di venti anni, con la favola del Federalismo, i Dirigenti della Lega Nord con la complicità dell’ex Presidente del Consiglio hanno occupato autorevoli poltrone (strapagate) senza portare a casa nessun risultato sia concernente una equilibrata distribuzione fra i vari enti delle risorse disponibili, un adeguamento della pubblica amministrazione alle esigenze di un paese moderno, una politica di investimenti su infrastrutture per portare vantaggi all’esportazione. In termini molto lombardi hanno scaldato il banco e niente di più. Non si può concludere senza ricordare quanto la Lega Nord è costata ai contribuenti onesti che solo con le quote latte hanno dovuto sborsare cinque miliardi di euro per le multe propinate dall’Unione Europea, per non considerare i costi delle microscopiche e fantomatiche Province o delle inutili sedi distaccate dei Ministeri pochi significativi esempi a cui si potrebbe aggiungere un lista molto lunga. Se poi ci si vuole documentare in modo più approfondito è sufficiente acquistare e leggere il libro “Magna magna Padano” nel quale sono ben descritte le azioni di matrice familistica dei Dirigenti leghisti che, sino ad ora, nessuno ha smentito.

03 Aprile 2012
la Lega Nord perde pezzi e credibilità.
L’ingordigia e l’avidità sono “virtù” del potere. A quanto pare nessuno ne è immune e anche “i maestri di moralità” sono stati contaminati cosi che la Lega Nord rischia di essere ricordata come l’erede dei vizi e delle qualità della prima repubblica che avevano fatto la sua fortuna. Il garantismo esasperato dei dirigenti della Lega comincia ad avere contorni sempre più chiari in quanto il lavoro dei magistrati sta mettendo in luce questioni che preferirebbero tenere nascoste ai loro elettori, duri e puri, che fanno sempre più fatica a capirli e a seguirli. Fatto gravissimo è che dall’inchiesta in corso, su Francesco Belsito (tesoriere leghista ed ex sottosegretario), spunta l’ipotesi di collegamenti con la criminalità organizzata che aveva fatto tanto clamore, sollevando indignate reazioni, quando si era permesso di parlarne Roberto Saviano a “Vieni via con me” Bisogna evitare che questi fatti portino a fare di un’erba un fascio mettendo in discussione tutta la politica e tutti coloro che la praticano in un contesto che vede sempre più minata la credibilità e i valori morali dei politici di professione. Urge intervenire sui vergognosi rimborsi elettorali, che sono una vera e propria truffa in quanto non rimborsano ma arricchiscono i tesorieri dei vari partiti e i politici a loro legati; anche questo è uno dei motivi della degenerazione che sta distruggendo l’istituzione democratica dei partiti portandoci lentamente e inesorabilmente all’anarchia. Noi dell’Italia dei Valori, come abbiamo più volte dimostrato, siamo attenti ai temi ed alle priorità di cui questo Paese ha bisogno ed è per questo che abbiamo proposto l’ennesimo referendum - unica pratica democratica rimasta per far valere la volontà dei cittadini - per abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Noi ci batteremo per riportare la politica ai livelli del dopoguerra quando il fare politica era ad appannaggio delle persone migliori che agivano per servire il Paese e non per arricchire se stessi come sta avvenendo oggi; solo cosi si può ridare credibilità alla politica meritando la stima e la fiducia degli italiani che dovrebbero rimandare a casa tutti coloro che ci hanno portati al disastro attuale costringendo gli onesti a pagare i debiti contratti dai disonesti

13 Gennaio 2012
UNA LEGA NORD SEMPRE PIU’ IRRICONOSCIBILE
“Non ti tolgo la fiducia per le dubbie persone che ti circondano e che vengono arrestate giornalmente ma solo se il tuo “capo” non fa quello che io gli dico di fare”, cosi si può sintetizzare quanto detto da Bossi nei confronti di chi Amministra la Regione Lombardia. In poche parole la Lega Nord può convivere anche con indagati o con persone di dubbia moralità se fanno il suo interesse ed è disposta a concedergli la libertà di continuare a danneggiare i cittadini onesti e lavoratori sino a quando non interverrà il Magistrato che dovrà far pulizia là dove i politici fan finta di non vedere e di non sapere. "O lo fa cadere (Governo Monti), o la Lega toglie il sostegno al governo della regione Lombardia", quanto afferma il Leader della Lega Nord nei confronti del Leader del PDL, ha il sapore di un avvertimento inquietante di sapore intimidatorio definito poi, dall’ex Ministro dell’Interno, metodo per far politica. Evidentemente il far politica, per qualcuno, non vuol più dire dialogo e mediazione ma imposizione delle proprie idee come nelle dittature. Davvero singolare è quanto risposto da Formigoni al giornalista che lo ha intervistato nel merito delle
dichiarazioni di Bossi in quanto ritiene che quanto si dice in un Comizio agli elettori è solo fumo senza arrosto ed allora cosa ci sono andati a fare i leghisti in piazza? Per farsi prendere in giro dai loro dirigenti?